Concorrenza sleale e normativa europea

26 ott Concorrenza sleale e normativa europea

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Dopo aver visto come il legislatore italiano si è occupato della disciplina della concorrenza, è assolutamente necessario tener conto del fatto che l’argomento in parola è considerato di primaria importanza anche per il legislatore europeo, essendo chiaramente connesso alla creazione e soprattutto al mantenimento del mercato unico europeo per la circolazione di merci e servizi.

La liberalizzazione ottenuta tramite il mercato unico europeo (divieto all’imposizione di dazi tra gli Stati membri e realizzazione delle cd. “quattro libertà”) potrebbe infatti essere vanificata da comportamenti anticoncorrenziali posti in essere dalle imprese aventi sede nei singoli Stati membri, con l’ovvia conseguenza di isolare i rispettivi mercati nazionali.

Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, pertanto, ha previsto una dettagliata disciplina in materia, sostanzialmente divisa in due sezioni, la prima delle quali tratta le regole di concorrenza applicabili alle imprese, mentre la seconda specifica quelle applicabili agli Stati (da cui tutta la trattazione e dibattito sui famosissimi “aiuti di Stato“).

Le regole di concorrenza applicabili alle imprese (artt. 101-106 TFUE) si occupano sostanzialmente di:

  1. divieto di intese recanti pregiudizio alla concorrenza, con ciò intendendosi “tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto e per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza nel mercato interno“. Posto che i casi giurisprudenziali sono disparati e numerosi, tali intese possono sintetizzarsi nelle tipologie di accordi tra imprese (espressione comune delle parti di volersi comportare in un dato modo), pratiche concordate (forma di coordinamento tra imprese che costituisce collaborazione pratica anche se non formale) e decisioni di associazioni tra imprese (associazioni di per sé lecite che però prendano decisioni anticoncorrenziali). Questo tipo di intese è colpito da nullità, totale o parziale;
  2. divieto di abuso di posizione dominante e cioè lo sfruttamento abusivo di una posizione dominante sul mercato interno (si badi bene, non è punita la posizione in sé, che rimane del tutto lecita, bensì lo sfruttamento abusivo della medesima). Per accertare detenzione e abuso di posizione si deve prima di tutto individuare qual è il mercato rilevante, valutare la posizione dell’impresa relativamente ad esso e infine verificare se sussite sfruttamento di tale posizione. E’ interessante notare che il divieto in parola è assoluto, mentre per le intese sopra descritte possono essere previste delle eccezioni.

 

In merito, è previsto potere di vigilanza e sanzionatorio in seno alla Commissione Europea (celebre, tra gli altri, il caso Microsoft); inoltre, il reg. 1/2003 stabilisce che i giudici nazionali sono a loro volta competenti ad applicare gli artt. 101 e 102 TFUE.

Quindi, anche il giudice italiano dovrà ovviamente applicare le norme sopra esaminate, senza attendere il giudizio della Commissione come avveniva in precedenza.

E’ di fondamentale importanza, pertanto, che imprenditori e manager, nell’elaborare le loro strategie di mercato, tengano conto delle norme in parola e relativa giurisprudenza.

 

Le regole di concorrenza applicabili agli Stati colpiscono, invece, aiuti che i singoli Stati membri concedono ad imprese nazionali, utilizzando il cd. “criterio VIST” (vengono cioè valutati i requisiti di Vantaggio per l’impresa beneficiata, Incidenza della misura sul commercio nel mercato interno, Selettività del criterio, Trasferimento di risorse statali).

Interessante notare che alcuni aiuti sono considerati automaticamente compatibili, come ad esempio quelli a carattere sociale o destinati ad ovviare ai danni arrecati da calamità naturali, mentre altri possono essere dichiarati compatibili, caso per caso, ad esempio per aiutare zone o regioni in via di sviluppo.

Avv. Domenico Balestra